venerdì 15 marzo 2013

I transatlantici Saturnia e Vulcania...

La storia di due meravigliosi transatlantici della compagnia di navigazione Cosulich Line di Trieste… Due navi tanto belle quanto innovative che hanno sicuramente attirato grande attenzione e fama nei molteplici porti del mondo che le hanno accolte: sto parlando dei transatlantici gemelli italiani Saturnia e Vulcania.


Saturnia
Il transatlantico Saturnia fu il primo della nuova classe di navi della Cosulich Line ad essere impostato… Infatti la sua costruzione ebbe inizio il 30 maggio 1925 presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico, a Monfalcone, dove lo scafo fu completato e varato nello stesso anno, il 29 dicembre. Il Saturnia fu poi avviato alla fase di allestimento e alle prove dei suoi due motori innovativi e mai equipaggiati su una nave sino a quel giorno, che permisero al transatlantico di raggiungere non solo la notevole velocità di circa 22 nodi, ma anche un eccezionale stabilità. 



La nave, ormai terminata, raggiunse il porto di Trieste da dove partì per il suo viaggio inaugurale verso il Sud America il 27 settembre 1927… Il transatlantico quasi al completo fece scalo a Napoli, poi a Marsiglia prima di inoltrarsi nell’Atlantico alla volta di Buenos Aires. Il Saturnia seguì questa rotta nei primi mesi di navigazione fino al 1 febbraio 1928 quando la Cosulich la destinò alla rotta verso il nord America, ossia verso New York, per far fronte alle richieste della clientela. I viaggi a bordo del Saturnia, oltre ad essere piacevoli e degni di essere definiti una vera e propria vacanza, erano anche molto veloci e rispettosi degli orari di partenza ed arrivo, e la navigazione fu sempre tranquilla e agiata senza riscontrare mai grossi problemi.


 Il Saturnia, così come tutte le navi della flotta Cosulich confluirono nella società Italia di Navigazione, dopo la fusione appunto delle due compagnie. All’insorgere della seconda guerra mondiale, quando l’Italia ancora si dichiarava neutrale, il Saturnia fu costretto a sostare nel porto di New York nel 1940. Da qui poi la decisione di internarla e trasformarla in nave ospedale. Negli anni della guerra infatti il Saturnia trasportò e rimpatriò numerosi soldati italiani impegnati in Etiopia e Somalia, viaggiando sotto la protezione della Croce Rossa internazionale e navigando spesso in convogli dei quali faceva parte anche il transatlantico gemello Vulcania, anch’esso trasformato in una caserma/ospedale galleggiante. Ma la vita del Saturnia iniziò ad essere molto movimentata… infatti dopo essere sfuggito al bombardamento di Trieste dove due navi del suo convoglio vennero affondate, fu requisito dalla marina americana US Navy nel dicembre 1945. Giunto in America fu modificato e attrezzato per continuare il suo compito bellico di trasporto truppe, armi e soldati feriti, e soprattutto il suo nome fu cambiato in Frances Y. Slanger.



 Nel novembre del 1946 finalmente il transatlantico fu riconsegnato alla compagnia italiana e convertito di nuovo in nave passeggeri. Dopo i notevoli lavori e le modifiche appropriate il Saturnia riprese a navigare ancora alla volta di New York il 20 gennaio 1947 con partenza da Genova e scalo a Napoli. Continuò a navigare indisturbato per anni fino al 1955 quando fu trasferito sulla linea verso il Canada toccando numerosi porti sia del mediterraneo, sia del Nord America. Nel 1965 la vita di questo transatlantico longeva e ricca di riconoscimenti e onori volgeva al termine… Il Saturnia partì da Trieste il 7 marzo dello stesso anno per il suo ultimo viaggio e dopo aver toccato tanti porti italiani, europei e statunitensi rientrò a Trieste da dove fu avviata alla demolizione che avvenne a La Spezia alla fine del 1965.


Scheda tecnica
Costruttore: Cantieri Riuniti dell'Adriatico, Monfalcone
Armatore: Cosulich line 
Varo: 29 dicembre 1925
Entrata in servizio: 27 settembre 1927
Lunghezza: 192,50 metri
Larghezza: 24,31 metri
Velocità: 19,4/21 nodi
Capacità: 1775 passeggeri, 510 equipaggio

Vulcania
Ancora più longeva fu la vita del transatlantico gemello del Saturnia, il Vulcania. Quest’ultimo fu impostato subito dopo il varo del Saturnia, il 30 gennaio 1926, anch’esso presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico a Monfalcone. I lavori per la realizzazione dello scafo durarono un po’ di più, in quanto il Vulcania fu varato il 18 dicembre dello stesso anno, circa 12 mesi dopo l’impostazione.


 La sua linea, l’apparato motore altamente efficiente ed innovativo e gran parte dei suoi interni erano praticamente identici al gemello Saturnia. Il Vulcania partì per il primo viaggio il 19 dicembre 1928 e fu anch’esso destinato alla rotta verso New York con scali a Napoli e Petrasso. Ma a differenza del transatlantico gemello il Vulcania rientrò numerose volte in cantiere per modifiche al motore, nel 1930, che aveva riscontrato instabilità, e successivamente nel 1934 per ristrutturare e riorganizzare alcuni locali passeggeri per esigenze della clientela. Anche il Vulcania come detto prima, fu protagonista della fusione di Cosulich Line nella compagnia Italia di Navigazione nel 1936 e continuò a navigare verso New York per diversi anni.




 Nel 1941 la guerra ormai rese il normale servizio di linea pericoloso ed inaffidabile e il Vulcania così come il Saturnia fu trasformato in modo da sostenere il nuovo servizio di trasporto truppe ed armi. Fu infatti requisito nel 1941 dallo Stato Italiano per svolgere i suoi nuovi servizi verso il nord Africa. Tra il 1942 e il 1943 l’Italia in accordo con gli alleati adibì il Vulcania al rimpatrio di civili e soldati feriti dall’africa orientale, e anch’esso prese parte allo stesso convoglio della nave gemella Saturnia.


 I due transatlantici furono molto fortunati in quanto riuscirono entrambi a scampare al bombardamento di Trieste che come già detto affondò numerose navi nel porto. Ma la frenesia della guerra era ancora nel vivo e il Vulcania fu ancora una volta modificato e requisito dalla US Navy nel 1943 che non solo lo utilizzò per il trasporto di soldati tra l’America e l’Europa ma lo equipaggiò anche di armi di difesa antisommergibili e antiaerei. Fu inoltre noleggiato nel 1946 dalla compagnia America Export Line per il trasporto merci sulla rotta New York - Napoli - Alessandria d'Egitto, per poi tornare in mani italiane.



Alla fine del 1946 il Vulcania giunse a Genova dove la Società Italia lo fece ristrutturare totalmente e riallestire per tornare al servizio di trasporto di passeggeri. Il transatlantico riprese la navigazione nel luglio 1947 e dopo alcuni viaggi verso il sud America con partenza da Genova, il Vulcania tornò a prestare servizio sulla linea verso New York. Dopo numerosi viaggi il 5 aprile 1965 il transatlantico intraprese il suo ultimo viaggio sotto il nome di Vulcania in quanto al suo rientro in Italia fu venduto alla compagnia Siosa Grimaldi Line che lo rinominò Caribia. Il nuovo Caribia navigò fino al 1973 quando ormai vecchio e tecnologicamente obsoleto e superato fu radiato. Lo scafo fu trainato a Barcellona il 18 settembre 1973 da dove ebbe inizio il suo ultimo viaggio. Sempre a rimorchio, infatti, la nave fu portata a Kaoshiung, città dell’isola di Taiwan dove fu demolita definitivamente nel 1974.


Scheda tecnica
Costruttore: Cantieri Riuniti dell'Adriatico, Monfalcone
Armatore: Cosulich Line
Varo: 18 dicembre 1926
Entrata in servizio: 19 dicembre 1928
Lunghezza: 192,05 metri
Larghezza: 24,31 metri
Velocità: 19/21 nodi
Capacità: 1665 passeggeri, 510 equipaggio

Interni
Per quanto riguarda gli interni di queste navi, la Cosulich line affidò la realizzazione degli arredi all’architetto Arduino Berlam e al famoso Studio Coppedè. 







Berlam fu incaricato di decorare e arredare tutte le cabine di tutte le classi. Il suo progetto si basava molto sulla naturalezza e sulla semplicità nelle cabine di classe terza, turistica e seconda, decorando con legni di acero e palissandro con accenni secessionisti. Il tutto dando grande importanza agli spazi e cercando di ricreare ampiezza anche nelle zone più strette. Inoltre Berlam fece ampio uso di intonaci chiari per donare luce e la sensazione di ariosità. Per quanto riguarda invece le cabine di prima classe e le cabine lussuose con tanto di terrazza privata con vista sul mare, Berlam si ispirò molto al classico ma restando sempre in tema semplicità, luminosità e spazio… in queste cabine risaltavano molto i pannelli di rovere e grandi affreschi, il tutto adornato con marmi bianchi.





 Allo Studio Coppedè invece fu affidato il gravoso compito di allestire le zone comuni e ciò che riuscì a creare soprattutto negli ambienti di prima classe fu sensazionale. I designer Coppedè più rinomati incentrarono il proprio stile su alcune epoche di principale sfarzo come lo stile Pompeiano che adornava la piscina coperta, il barocco classico di Luigi XIV usato nel salone e su per la scala di prima classe, pannelli e affreschi che facevano riferimento ai greci e lo stile Tudor e rinascimentale delle sale da pranzo e dei Fumoir. Il tutto rigorosamente all’insegna del lusso più sfrenato, tra lucernari giganteschi e cupole con vetro intarsiato…






 Pannelli lucidi di noce e rovere facevano da scenografia agli arredi sfarzosi ornati con marmi pregiati, tripodi con combinazioni floreali uniche e soprattutto statue di bronzo che dominavano i saloni. Lo stile unico fu ricercatissimo dall’alta società ma si sa, lo stile italiano è da sempre sotto gli occhi del mondo e non solo per il lusso o il pregio dei materiali usati…
 Su questi due transatlantici dominava principalmente la libertà e la spensieratezza della vita all’italiana che va dal cibo al servizio di gentilezza e rispetto dell’equipaggio nei confronti dei clienti che da sempre sono un etichetta della navi Made in Italy.

alla prox da TransatlanticEra

8 commenti:

  1. Bellissima presentazione e fotografie. Ho partecipato ai lavori di trasformazione del Vulcania in Caribia a Trieste ne 1966 e rivedere le foto mi ha commosso

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    1. Grazie per la visita al mio blog! Ha ragione, vedere da vicino un transatlantico di linea come il Vulcania è un emozione unica e indimenticabile.

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  2. Ho navigato sulla Caribia nell'ottobre del 1971 come passeggero in viaggio di nozze alla volta della Tunisia e rivedere le foto di questa nave che allora mi pareva stupenda( ma tutto allora era stupendo,anche la giovinezza) mi ha commosso e il sapere che dopo appena 2 anni sarebbe stata demolita mi ha rattristato. Ho ancora molte foto della nave e ne riconosco i saloni e le camere nelle foto che avete publicato. Bellissimo tuffo nel passato, anche mia moglie si è commossa.Ma è vero che il Vulcania ( Caribia)nel 1933 portò i pezzi di ricambio al transatlantico Rex che si trovava in avaria a Gibilterra e gli consentì poi di conquistare il Nastro Azzurro ? Renzo Brachi 18 dicembre 2015

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    1. Prima di tutto la ringrazio per aver fatto visita al mio blog. Lei e sua moglie siete persone davvero fortunate... viaggiare su un transatlantico io lo considero un sogno (e credo lo sia per tutti)... Dico cosi perche essendo io giovane non ho avuto questa immensa fortuna di vivere nell'epoca dei grandi transatlantici di linea e cio nonostante ne sono un appassionato sin da bambino, da quando il mio papà me ne regalò un modellino giocattolo. Per quanto riguarda la sua domanda le spiego subito: la questione dell avaria e della sosta a Gibilterra si verificò durante il viaggio inaugurale e cioè nell'agosto del 1932. Ci fu un'avaria alla sala macchine per motivi elettrici, ma nulla di grave. Ma dato che il Rex era un pò il simbolo dell'Italia e non solo in campo marittimo, ma anche economico e di potenza industriale, non poteva permettersi nemmeno il piu insignificante problema e tutto doveva essere perfetto. Per questo si fermò a Gibilterra e attese appunto che il Vulcania arrivasse li per scaricare i pezzi di ricambio per sistemare la sala elettrica del Rex. Il Nastro Azzurro invece fu conquistato l'anno successivo nel 1933.
      La ringrazio ancora e spero di essere stato esaustivo per quanto riguarda la sua domanda. I miei saluti! E continui a seguire il blog!

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  4. Carissimo sig. Vincenzo, La ringrazio enormemente per il bellissimo blog su Saturnia e Vulcania e ne sono rimasto molto emozionato anche e perché sono stato, assieme al cadetto Franco Cerulli di Savona, l'ultimo Allievo di coperta. Ricordo ancora la partenza da New York, quando tutti sapevano, ma nessuno voleva dirlo, che quella sarebbe stata l'ultima apparizione di questa bellissima nave. Ricordo gli elicotteri che ci volavano attorno ed i rimorchiatori che ci salutavano con alti getti d'acqua. Ricordo ancora l'emozione a Trieste quando il Comandante Magris, in plancia scrisse "Fine del Viaggio" sul Giornale di Bordo. Ho cercato per tanto tempo la foto che il compianto Italo Orto, giornalista della Sede RAI di Trieste ci fece in quel momento, purtroppo non mi è stato possibile trovarla. Sono rimasto poi di "comandata" su entrambe le Navi a seguire lo smantellamento degli arredi di coperta. Un cordiale saluto F. Marcolin

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    1. Per me è un vero piacere sentire queste storie meravigliose. I ricordi sono mille volte meglio di una foto e data la mia giovane età ascoltare persone che hanno vissuto a bordo di queste navi mi emoziona davvero! Ringrazio io lei per aver fatto visita al mio blog... continui a seguirmi!!! Un saluto!! E grazie ancora!

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  5. TUTTO MOLTO INTERESSANTE, Vincenzo. Come posso contattarla? E' importante.

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